Il calcio è fonte di passioni che spesso lo trasformano da sport a crudele rappresentazione. Naturalmente è del campo che parlo, perché tutto quello che avviene al di fuori, che lo corrode come un acido altro non è che violenza e teppismo. Ma sul rettangolo verde si consumano gioie e drammi sportivi: i vincenti inscenano i loro peana di vittoria, gli sconfitti siedono sull’erba con i volti disfatti e gli occhi bagnati di lacrime. Ogni quattro anni i Campionati mondiali esaltano gli istinti sportivi di intere popolazioni. Quelli che cominciano oggi in Sudafrica non saranno da meno. Ancora nessuno sa cosa porteranno, ma hanno nel loro tessuto immagini che vengono da lontano: l’urlo di Tardelli nella notte di Madrid, il gol incredibile di Maradona contro l’Inghilterra nel 1986 e quello scandaloso segnato con la mano, Vittorio Pozzo in doppiopetto portato in trionfo dai suoi giocatori nel 1934, le bandiere nelle notti magiche di Italia ‘90, il cielo azzurro sopra Berlino 2006, i brasiliani con l’immagine di Senna dopo il trionfo ai rigori del 1994…
Emozioni. Come emozione è la poesia. E i poeti non potevano mancare di raccontare il gioco del calcio.
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VITTORIO SERENI
RINASCONO LA VALENTIA E LA GRAZIA
Rinascono la valentia
e la grazia.
Non importa in che forme - una partita
di calcio tra prigionieri:
specie in quello
laggiù che gioca all'ala.
O tu così leggera e rapida sui prati
ombra che si dilunga
nel tramonto tenace.
Si torce, fiamma a lungo sul finire
un incolore giorno. E come sfuma
chimerica ormai la tua corsa
grandeggia in me
amaro nella scia.
(da “Diario d'Algeria”, 1947)
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UMBERTO SABA
TRE MOMENTI
(da “Canzoniere”, 1951)
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LA FRASE DEL GIORNO
Il calcio si sta trasformando in una religione sostitutiva di tipo laico, con una sua ritualità, i suoi simboli, le sue cattedrali, le sue sette.
MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN, Avvenire, 2 agosto 1998
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