venerdì 17 aprile 2009

Cos'è la poesia? (X)


Riprendiamo il discorso sull'essenza della poesia: parliamo però del suo lato misterioso, profetico, della sua comprensione. Questa lirica del portoghese Eugénio De Andrade, nato nel 1923 e scomparso nel 2005, ci aiuta a capire che la poesia è luce: è un raggio di sole che fora il buio e illumina la realtà, una lama sottile che penetra nelle coscienze e le rischiara.

VEDERE CHIARO

Tutta la poesia è luminosa, persino
la più oscura.
È il lettore che ha talvolta,
al posto del sole, nebbia dentro di sé.
E la nebbia non permette mai di vedere chiaro.
Se ritornerà
un'altra volta e un'altra volta
e un'altra volta
a queste sillabe infiammate
rimarrà cieco da tanto chiarore.
Sia felice se arriverà.


Anche quando la poesia si veste di ermetismo o di nonsense, ha per il poeta questa funzione di luce: spetta al lettore comprendere, applicarsi come un investigatore nell'indagine, andare al di là dell'apparenza per scoprire il sottinteso, il non detto che si annida tra le righe e le analogie. Perché anche le parole, dice De Andrade in altri versi "Abbandonate, innocenti, / leggere. / Tessute sono di luce / e sono la notte. / E persino pallide / ricordano ancora verdi paradisi". 






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LA FRASE DEL GIORNO
Così io vorrei la poesia: / fremente di luce, aspra di terra, / rumoreggiante di acque e di vento.
EUGÉNIO DE ANDRADE

2 commenti:

Antonella ha detto...

la poesia più che comprendere si deve sentire , ti deve avvolgere

DR ha detto...

Sì, quello è uno dei lati della poesia: nel primissimo capitolo di "Cos'è la poesia?" http://cantosirene.blogspot.com/2008/04/cos-la-poesia.html - avevo parlato del lettore come di un secondo poeta: il poeta che scrive e il poeta che legge.

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